DALLE UNIVERSITÀ PARTE LA RIFLESSIONE SU COME SI POSSA METTERE A PUNTO UN MODELLO EFFICIENTE PER CONIUGARE LA RIQUALIFICAZIONE DEL PATRIMONIO STORICO CON GLI OBIETTIVI DELLA DIRETTIVA EUROPEA SULLE CASE GREEN

Che le operazioni di efficientamento e transizione energetica non siano effettuabili su edifici storici è un grande mito da sfatare. L’Italia è un Paese con un patrimonio artistico e culturale ricchissimo, conosciuto in tutto il mondo. Tocca a noi, però, saperlo valorizzare adeguatamente e saper intervenire con i giusti strumenti laddove necessario. «Un’innovazione di questo tipo – ha spiegato Francesco Trovò, Architetto PhD, ricercatore, Università IUAV di Venezia, nell’avviare il dibattito sul palco di REbuild – richiede conoscenza specifiche e la capacità di riconoscere e valorizzare l’eterogeneità, le differenze e le specificità dei nostri beni storici, rendendole un punto di forza e non un ostacolo». In Italia gli edifici realizzati prima del 1945 sono oltre 3,1 milioni su 12 milioni di immobili totali (una casa su quattro); di questi, 200 mila sono beni culturali. Da tenere in solida considerazione, inoltre, sono i beni privati. «Il patrimonio culturale privato in Italia – come ricordato da Giacomo di Thiene, Presidente Nazionale, Associazione Dimore Storiche Italiane (A.D.S.I.) – comprende 38 mila beni vincolati»: efficientare e rendere più funzionale alle esigenze dell’abitare contemporaneo un patrimonio così sostanzioso e altrettanto delicato (in tema di vincoli e passato da rispettare) impone la necessità di ragionare su un nuovo modello di retrofit. Come emerso dal dibattito, in Italia abbiamo molti esempi di efficientamento virtuoso di edifici storici. «È necessario includere gli edifici storici nei meccanismi di incentivazione – spiega Mauro Roglieri, Amministratore Unico, MR Energy Systems –, avendo l’accortezza di tenere conto delle peculiarità dei vincoli, come avvenuto per la Galleria Borghese a Roma, in corso di certificazione come GBC Historic Building». Procedere, quindi, in modo specifico e differenziato, ma con lo stesso obiettivo di fondo. Un altro esempio virtuoso è costituito dall’intervento di riqualificazione e rifunzionalizzazione di 43 delle 50 arcate esterne (per un totale di 152 metri) delle Procuratie Vecchie di Piazza San Marco a Venezia. «Partendo dal progetto realizzato dallo studio David Chipperfield (Premio Pritzker 2023) – ha raccontato Alberto Torsello, Amministratore Unico, TA SRL, società partner dello studio –, molte modifiche sono state apportate in corso d’opera, ma alla fine si è arrivati con successo all’ottenimento della certificazione LEED». Grazie all’implementazione del comfort termico e della qualità dell’aria, all’impiego di materiali sostenibili e che valorizzassero le filiere locali, nonché alla riduzione dei consumi energetici e idrici, l’edificio ha dimostrato come anche realtà vincolate possano dimostrarsi virtuose. «Addirittura – spiega ancora Anna Reggiori, Engineer-Senior Designer, ARTELIA Italia – l’edificio ha raggiunto il livello Silver della certificazione, con 53 punti, superando le aspettative che puntavano al raggiungimento di “soli” 45 punti». Ciò che troppo spesso manca nell’approcciare una riqualificazione di un edificio storico è la capacità di considerare l’intervento da realizzare nella sua interezza e organicità, ponendosi le giuste domande. «Inoltre, la collaborazione di tutte le filiere è centrale – ha spiegato Germano Preghenella, Presidente, Consorzio Lavoro Ambiente – per realizzare una transizione innovativa e digitalizzata, in cui tutti gli attori possano procedere insieme, senza dimenticare l’importanza della sostenibilità sociale, che deve viaggiare di pari passo a quella ambientale».

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