Design to value significa considerare il valore di un edificio in ogni fase del progetto.
Ogni edificio ha un valore che va oltre il semplice aspetto economico. Ha un valore estetico e architettonico, e un significato sociale per chi lo utilizza, oltre a un impatto sul territorio in cui è situato. La sfida è considerare tutti questi aspetti, spesso trascurati in favore della mera capacità di un immobile di generare profitto. Secondo l’architetto Martin Wood, co-founder della realtà internazionale Bryden Wood, è giunto il momento del Design to Value, ovvero «considerare il valore in ogni fase del progetto, dall’idea alla consegna».
Design to value: come unire progetto e bisogni del committente?
«La nostra idea guida è aumentare il valore dell’ambiente costruito. Per farlo, bisogna analizzare i divari tra le richieste del cliente, le proposte del consulente e il risultato finale. Lavoriamo per integrare il processo di progettazione fino alla consegna, rendendo il progetto adatto a una costruzione efficiente. Ma come possiamo dimostrare concretamente che il valore è stato migliorato? È fondamentale monitorare e misurare costantemente. Puntiamo a un equilibrio tra efficienza ed efficacia, verificando che la progettazione trasferisca un aumento simultaneo di entrambi questi aspetti».

Martin Wood, Co-founder, Bryden Wood
Come operate?
«Noi operiamo armonizzando i fattori di valore dei clienti, dei consulenti, degli appaltatori e delle aziende. Ci assicuriamo che i progetti siano seguiti con attenzione dall’inizio alla fine, evitando di inciampare su questioni economiche, per garantire il massimo valore per l’ambiente costruito».
Come si immagina il futuro dell’industria delle costruzioni?
«Siamo fortemente motivati dalla cultura del progetto, che pervade tutte le fasi di realizzazione. Questo approccio ci porta a condividere ogni aspetto per garantire un buon lavoro. È strettamente legato a una consegna sempre più orientata al prodotto, che assicura efficienza e ripetibilità, sfruttando i processi di produzione e industrializzazione. Non considero la standardizzazione come un obiettivo futuro; è già una realtà in molti casi. Il grande vantaggio di questo approccio standardizzato è legato alla sostenibilità, che non è solo ambientale, ma anche sociale».












































































