Wednesday, May 6, 2026
Giovanni Litt
Senior Consultant SINLOC
A Rebuild porterà una risposta o una domanda? E quale?
«La missione di Sinloc è aiutare pubbliche amministrazioni, imprese, Fondazioni di origine bancaria e imprese a concretizzare progetti complessi che supportino lo sviluppo locale e generino impatti nei territori. Per questo il nostro contributo intende offrire - anche attraverso alcuni casi concreti - una riflessione su come i territori possano strutturare politiche efficaci e di ampio respiro per l’housing sociale, garantendo continuità nel tempo, solidità della programmazione e una governance multilivello capace di integrare pubblico, privato e finanza. L’accesso alla casa è oggi un tema cruciale: riguarda le famiglie, gli studenti che non sempre possono studiare dove vorrebbero, le imprese e la loro capacità di attrarre lavoratori, la competitività dei territori. Non è un problema nuovo, ma per tempo è rimasto latente ed oggi si manifesta con maggiore urgenza. Il diritto alla casa è sempre più riconosciuto sul piano normativo ed è un obiettivo ampiamente condiviso; eppure, nonostante gli strumenti disponibili, il fabbisogno abitativo tende a riproporsi in termini di quantità di mismatch, ma anche di localizzazione, accesso ai servizi e riconversione del costruito. Anni di sotto-investimento e di interventi discontinui hanno accumulato un ritardo rilevante da colmare, che richiede risposte più robuste e adattive: ogni politica abitativa produce risultati concreti, ma modifica anche le condizioni di contesto e contribuisce a ridefinire il bisogno: l’obiettivo si sposta mentre lo si persegue. Per questa ragione, il diritto alla casa non è un traguardo definitivo, bensì un equilibrio dinamico da ricostruire nel tempo».
Qual'è lo strumento finanziario che ancora non c'è in Italia ma che servirebbe tanto per sostenere progetti di affordable housing?
«Le principali policy europee in materia di housing sociale, le rispettive declinazioni nazionali, le banche di sviluppo e i fondi di investimento, orientano sempre più le proprie risorse verso progetti di scala. Tuttavia, in Italia, manca a vari livelli, nei Comuni medio-grandi, nelle Regioni, a livello Nazionale, la capacità tecnica e organizzativa necessaria per individuare, strutturare e aggregare portafogli di interventi significativi, e per attivare con continuità strumenti di debito agevolato e schemi di partenariato pubblico-privato per la costruzione di strumenti finanziari adeguati a rispondere a questa sfida. Per questo, è importante accelerare la definizione di strumenti finanziari di scala vasta in grado di mettere a disposizione risorse finanziarie pazienti, a supporto di iniziative di housing, così da offrire risposte più sistematiche e non meramente emergenziali al crescente bisogno abitativo. In parallelo, è necessaria un rinnovato impegno da parte del settore pubblico, sia attraverso la messa a disposizione di risorse finanziarie dedicate, sia tramite la valorizzazione d’uso dell’ampio patrimonio immobiliare sottoutilizzato. Questi apporti possono ridurre i costi iniziali, migliorare l’equilibrio rischio-rendimento e, di conseguenza, accelerare la realizzazione di nuovi interventi, soprattutto nei contesti in cui gli investitori privati faticano maggiormente a operare».
Quali condizioni devono essere presenti affinché un progetto di housing sociale possa diventare replicabile e scalabile su altri territori, mantenendo sostenibilità economica e impatto sociale?
«Perché un progetto di housing sociale sia davvero replicabile e scalabile, nella nostra esperienza, occorre innanzitutto superare la logica dell’intervento “spot” e costruire una regia stabile, capace di alimentare una pipeline continuativa di operazioni. La sostenibilità, infatti, si rafforza quando si raggiunge una massa critica e si lavora in logica di portafoglio: programmi coerenti, ma differenziati, replicabili in contesti diversi e, se necessario, costruiti con criteri perequativi tra territori, così da gestire in modo più efficiente rischi, tempi e capacità di investimento. Dal punto di vista finanziario, la condizione abilitante è il blending delle risorse: combinare capitale pubblico e privato, garanzie e contributi per rendere bancabili operazioni che, singolarmente, risulterebbero troppo piccole o troppo rischiose. In questa traiettoria rientrano sia la valorizzazione del patrimonio pubblico, sia l’attivazione di PPP orientati alla riqualificazione energetica e alla gestione, sostenuti da strumenti dedicati – anche già esistenti – e da sperimentazioni mirate. Serve inoltre un impiego più strategico degli strumenti disponibili – dai fondi di coesione a InvestEU, fino a BEI e banche di sviluppo nazionali – insieme alla possibilità di riallocare risorse europee non spese come il Just Transition Fund e di introdurre incentivi fiscali mirati. In ogni caso, gli strumenti finanziari devono essere disegnati in modo da non alimentare la speculazione e da mantenere l’alloggio accessibile nel tempo. Infine, la scalabilità richiede di allineare politiche abitative, transizione verde e transizione sociale: contribuire agli obiettivi climatici ed energetici, ridurre i costi energetici per le famiglie vulnerabili ed evitare che la transizione ecologica produca nuove disuguaglianze».
Giovanni Litt sarà tra i relatori dell’evento
“Dove il mercato non arriva: nuovi business model e risorse finanziarie per l'affordable housing”
in programma il 13 maggio alle 10:30
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