Friday, May 2, 2025

Le principali sfide che l'industria immobiliare sta affrontando nella transizione ecologica: l'intervista a Davide Albertini Petroni 

Serve un quadro normativo chiaro e stabile, bisogna favorire l'accesso ai dati sui consumi energetici, è necessario rafforzare la cultura della sostenibilità. Sono queste le tre criticità che osserva Davide Albertini Petroni, presidente di Confindustria Assoimmobiliare perché l'industria immobiliare possa affrontare la transizione ecologica. Da tempo appare chiaro come gli edifici rappresentino un attore importante per quanto riguarda consumi energetici ed emissioni. La transizione green degli immobili non solo ci consentirà di raggiungere gli obiettivi climatici che ci si è posti a livello europeo, ma restituirà agli stessi edifici nuovo valore e permetterà un generale miglioramento del comfort per gli utilizzatori. Abbiamo intervistato Albertini Petroni in vista del convegno dal titolo La sfida della sostenibilità tra società, economia e ambiente in programma a REbuild il 6 maggio. 

Qual è oggi il ruolo dell’industria immobiliare nella transizione ecologica?

L'industria immobiliare riveste un ruolo strategico nella transizione ecologica. In Confindustria Assoimmobiliare crediamo che l’industria immobiliare non solo debba essere parte del cambiamento, ma possa esserne un motore. In questi ultimi anni, il lavoro dell’Associazione ha integrato questi temi rispetto alle trasformazioni del mercato, coinvolgendo i soggetti protagonisti della filiera e riconoscendo la sempre maggiore trasversalità delle attività immobiliari con le altre realtà economiche e industriali italiane. Per tali motivi abbiamo istituito il Comitato Sostenibilità, che nasce con l’obiettivo di raccogliere le istanze degli operatori e di mettere a fattor comune le best practice relative alle tematiche ESG.Molto lavoro di implementazione è stato fatto nell’ambito del Commercial Real Estate, vale a dire uffici, alberghi, centri logistici e retail, mentre resta ancora molto da fare nel settore residenziale, dove la forte frammentazione della proprietà rende difficoltoso intervenire.

Quali sono le sfide principali che il settore deve affrontare per promuovere una riqualificazione energetica diffusa?

Le sfide sono molteplici e riguardano sia aspetti normativi sia economici e culturali. Serve un quadro normativo chiaro e stabile, in grado di favorire investimenti a lungo termine. È fondamentale poi lavorare sull’accessibilità finanziaria degli interventi, creando strumenti efficaci e stabili nel tempo. Riteniamo fondamentale che le misure messe in campo dalle Istituzioni tengano conto delle diverse tipologie di proprietari immobiliari; ogni asset class ha esigenze, obiettivi e possibilità differenti, ed è quindi necessario adottare diversi strumenti, mirati e flessibili, in grado di rispondere in modo efficace alle specificità di ciascuna realtà. 

Vi sono poi criticità che definirei di disponibilità e accessibilità dei dati. Nel settore immobiliare, è sempre più urgente poter raccogliere in modo rapido e sistematico i dati sui consumi energetici degli edifici, anche per rispondere alle normative europee che richiedono la rendicontazione delle emissioni di gas serra. Disporre di questi dati consentirebbe sia al decisore pubblico sia agli operatori privati di sviluppare strategie di decarbonizzazione efficaci, basate su un’analisi reale dei consumi energetici dell’edificio, monitorando le performance energetiche dei fabbricati.

Tuttavia, a differenza di quanto accade in alcuni Paesi europei, come la Francia, in Italia l’accesso a questi dati non è consentito in forma aggregata a soggetti terzi, ma solo agli intestatari delle forniture. Ne consegue che operatori come i fondi immobiliari sono spesso costretti ad avviare interlocuzioni con i singoli tenant, che non sempre sono disposti a condividere i propri dati, rallentando così la raccolta delle informazioni e, di conseguenza, l’avvio dei processi di riqualificazione e rinnovo dello stock edilizio.

Infine, il tema culturale: dobbiamo rafforzare la consapevolezza del valore della sostenibilità e della riqualificazione, sicuramente energetica ma anche urbana. 

Che ruolo gioca la collaborazione pubblico-privato in questo percorso di trasformazione?

La collaborazione tra pubblico e privato è essenziale, in considerazione della complessità dei temi in gioco e delle risorse economiche necessarie. Il settore immobiliare ha le competenze tecniche e potenzialmente la capacità di investimento necessarie per attuare una riqualificazione su larga scala, ma serve un dialogo costante con le istituzioni per orientare le politiche economiche, semplificare i processi autorizzativi e accelerare la trasformazione urbana includendo nel processo gli operatori immobiliari professionali che detengono ampi portafogli. Assoimmobiliare crede fortemente in questo approccio collaborativo: obiettivi così sfidanti possono essere raggiunti solo con il coinvolgimento degli operatori immobiliari che detengono e gestiscono grandi portafogli immobiliari trasversalmente a tutte le principali asset class: è attraverso una sinergia concreta tra imprese, enti locali, governo e cittadini che possiamo immaginare un patrimonio immobiliare performante e di conseguenza città più sostenibili, moderne e inclusive.

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